sabato 13 gennaio 2018

E continuando



Nel proprio pensarsi come del tutto irriducibile al piano naturale, ad ogni qualsivoglia oggettualità e forma, l’uomo realizza l’Assolutamente Astratto, l’Assolutamente Indeterminato, il Semplice, il Trascendente, e l’Assolutamente Primo. Siamo nella Notte dove tutte le distinzioni precipitano. Qui Puro Spirito e Prima Materia coincidono, coincidono Nulla ed Essere, Pura Coscienza e Inconscio, Per Sé e In Sé. È Apsus -Abyssos-  che l’uomo, nel conoscersi/sapersi senza natura né figura alcuna, al tempo stesso riconsegue e ricostituisce.


giovedì 11 gennaio 2018

Una farneticazione


Una farneticazione probabilmente,  grossolano hegelismo mal digerito, e capovolto materialisticamente. La Materia-Madre che fonda/genera lo Spirito-Figlio-Uomo. Spirito che dalla Materia deriva e che della Materia al tempo stesso è Negazione: lo Spirito-Uomo è Nulla, Assolutamente Altro da essa. Ma è attraverso questo Nulla da lei stessa generato, attraverso la negazione di sé, la propria completa alienazione, che la Materia di sé prende coscienza. Ora questa coscienza dell’uomo d’essere un Nulla prodotto dalla Materia, per mezzo del quale la Materia si pensa, toglie alla radice l’opposizione tra Uomo-Nulla-Spirito e Materia. Materia e Nulla si riconciliano. L’abisso della Divinità, dello Spirito e della Materia si confondono ( Bruno, Davide de Dinant):
Una ergo substantia est, quae est Deus, hyle et intellectus.
Aggiungerei Inconscio/Es/It.
***


"Questo generar la Madre è un purificarla -è purificarsi e purificare uno actu- epperò propriamente è trasformare in Vergine la "Prostituta di Babilonia". [...] Questo è il risultato dell' "incesto filosofale." (Julius Evola, La Tradizione Ermetica)

Ecco, questo ermetico "generare la Madre",  nel senso appunto di rigenerarla, di purificarla purificandosi al contempo, io penso vada inteso come il ricostituire la Materia Prima, la materia abissale, vergine cioè di ogni determinazione, la materia precedente le forme. Il Figlio che fa Vergine la Madre: il pensiero -umano/filiale- della materia avanti -ovvero senza- tutte le (prostitutive) cose esistenti.

lunedì 8 gennaio 2018

Ancora la Madre il Mare l'Inconscio la Materia

Risultati immagini per solaris tarkovskij



Provo a leggere, tra una colica renale e l'altra, o forse proprio a causa loro, Il Trauma della Nascita, autore Otto Rank, un freudiano eretico.  Naturalmente, come innumerevoli altri libri, anche questo avrei dovuto leggerlo da tempo; ad ogni buon conto, per quanto con colpevole ritardo ne ricavo che la vita psichica, anzi bio-psichica,  per Rank risulta tutta segnata da questa originaria separazione -la nascita- e dal tentativo sempre destinato al fallimento-in diversi modi e gradi- di riconseguire la condizione prenatale, equorea avvolgente e libera, aspirazione ultima d’ogni forma di libido. L'atto sessuale tenterebbe questo impossibile ritorno. La morte concepita come annientamento, recherebbe tracce del medesimo ritorno inconcepibile. E mi chiedo se il primo, l'origine siano davvero e solo le materne acque prenatali. Oppure se in quelle e dietro non si mostri piuttosto l'indistinzione sterminata -le acque- dell'Inconscio (Jung). E non fa quest’ indistinzione tutt'uno, mi chiedo ancora,  con quella della Materia? Con l’alchemica Prima Materia? Con la Dio-Materia, ch’è Madre e Mare (Bruno e di D. de Dinant)?

"Je voudrais rentrer dans la nuit qui n’est pas la nuit, dans la nuit sans étoiles, dans la nuit sans dieux, dans la nuit qui n’a jamais porté le jour, qui n’a jamais rêvé le jour, qui n’a jamais produit le jour, dans la nuit immobile, muette, intacte, dans la nuit qui n’a jamais été, et qui ne sera jamais. Ainsi soit-il."


domenica 7 gennaio 2018

Inferno



Alla tv passava che per Von Balthasar l'inferno
può benissimo star vacuo: a ciascun dunque 
può capitare d'esser lì il primo, e l'unico a restare


L'inferno, dove il male per l'eternità punito sopravvive, è l'eterna precondizione della libertà: senza non ci sarebbe in senso radicale scelta. Solo tonalità e gradi del bene, opzioni piuttosto che  scelte. Perché l'uomo sia libero, almeno uno deve essere dannato. E ciascuno può essere quell'uno, che dannandosi rende tutti liberi. Quell'uno che tutti libera, forse direbbe Borges -qui con ignominia lui seguo- è Giuda.

Lossia

martedì 2 gennaio 2018



Non sono un poeta

di frammenti: piuttosto in frammenti

                              un poema


venerdì 29 dicembre 2017

Non ricordo se l'ho scritta improbabile io o un altro probabile - lt13smemorato


presente lei all'opera
e lui che le dice grazie
e lei per cosa
e lui per i tuoi capelli
per il tuo vestitto


domenica 24 dicembre 2017

In vasca



libero delfino
farfalla rana dorso:
manca neanche a dirlo il lupo,
stile eterogeneo e casuale:
la testa che ringhia fuori dall'acqua 
e il resto del corpo annaspando 
all'apparenza avanza 
galleggia si dibatte e insinua
morde quindi affonda